Vi sono alcuni aspetti della traduzione che sono ovvi, ma che sembrano oramai sconosciuti a tutti. Non parlo di chi ha una conoscenza superficiale di questa professione e crede che il traduttore sia una specie di piccolo robot che compete con computer sempre più all’avanguardia, ma di alcune peculiaritàche i vari operatori del settore ignorano completamente, a partire dai traduttori stessi…
L’aspetto più banale è che il traduttore scrive, quindi deve saper scrivere; ma questo, a quanto pare, sembra essere diventato un dettaglio secondario, come se facesse parte di una di quelle funzionalitàdi un prodigioso programma software che consente di risolvere con un clic una noiosa attivitàripetitiva.
Un altro aspetto che farebbe impallidire anche Lapalisse per la sua ovvietàè che un (bravo) traduttore legge. Leggere significa comprendere il testo, entrarvi concettualmente per carpirne il significato, riuscire a cogliere il senso che l’autore vuole dare al suo messaggio.
Spesso, però (troppo spesso forse), dopo che i testi vengono tradotti (letteralmente, si intende), sono abbandonati a se stessi, come i poveri animali domestici che nelle autostrade italiche fanno una brutta fine durante la stagione estiva.
Sin qui ci siamo, ma vorrei aggiungere un’ultima azione che ogni bravo traduttore dovrebbe fare: ragionare. Questa è un’attivitàmolto complicata che comporta un grande forza di volontà. Non vedo in giro molta gente che ragiona (mi limito a parlare del microscopico (?) mondo della traduzione naturalmente) e spero che non diventi un’attivitàin via di estinzione…
Quindi, il traduttore ideale non è colui che ha 27 master, 3 specializzazioni ed è stato 12 anni in America o in Francia o dove volete voi (magari dallo zio in Quebec?) e parla 7 lingue correntemente….
È semplicemente un professionista in grado di:
- Leggere;
- Scrivere;
- Ragionare.
Poi viene il resto… Sono questi i punti fermi a cui cerco di fare riferimento ogni volta che mi avvicino ad un progetto di traduzione e se cado nel grave errore di saltare uno di questi passaggi, il risultato è un disastro, come un’opera artificiale, fragile e brutta.
Io la penso così…